Anna's profileEra ancora troppo giovan...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i cattivi ricordi ed esalta quelli buoni,e che grazie a quell'artificio, riusciamo a sopportare il passato. October 31 In via del tutto eccezionaleHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono 5 le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. 10 Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue. *Eugenio Montale* In via del tutto eccezionale scrivo qui questa dedica. Si, perchè questa poesia è dedicata a qualcuno/a che è stato/a creato/a dai suoi pensieri, dai suoi sorrisi e dalle sue lacrime.
E, fermarsi, per guardare il mondo dritto negli occhi. YEAH*
August 19 Facciamo che...Facciamo che io ho cambiato blog.
Facciamo che io adesso vi lascio qui il link.
Facciamo che voi continuerete a leggere le cose che scrivo.
Facciamo che questo intervento non sia un addio a questo blog, ma probabilmente l'inizio di un qualcosa che ancora non so che conseguenze avrà sulla mia vita.
Facciamo che quando vedete la parola POST scritta o nel mio nick o nel mio sottonick voi andate a recuperare il link del blog.
Facciamo che di là potete commentare.
Facciamo che se nessuno mi commenterà squarterò vivi tutti quanti (xD).
Facciamo che è solo un blog più elaborato, quello dillà.
Facciamo che io sono cambiata.
Facciamo che mi volete bene.
Facciamo che adesso me ne vado a giocare alla wii.
Baci baci, pargoli April 14 Ho sentito dire...Ho sentito dire
che il respiro di un bambino mentre dorme può essere una delle cose più belle del mondo.
Ho sentito dire
che a volte la voglia di tentare, supera la paura stessa.
Ho sentito dire
che viene sempre voglia di voltarsi indietro, quando si va via.
Ho sentito dire
che il problema della vita di certe persone è in realtà il non avere un problema.
Ho sentito dire
che a volte ognuno di noi ha bisogno di fare silenzio dentro sè stesso.
Ho sentito dire
che se a volte non si commettessero delle sciocchezze, non accadrebbe mai nulla di intelligente.
Ho sentito dire
che è possibile crescere, ma non conosco ancora nessuno che ci sia riuscito veramente.
Ho sentito dire
che quando hai bisogno di piangere devi seguire te stesso, perchè a volte
abbiamo bisogno di stare male.
Ho sentito dire
che quando arrivi a fine giornata sei fortunato ad avere qualcuno che ti vuole bene in casa tua.
Ho sentito dire
che il cielo piange con i nostri dolori.
Ho sentito dire
che a volte, nonostante le migliori intenzioni, il destino vince comunque.
Ho sentito dire
che sono una fifona.
Ho sentito dire
che ci sono persone che passano una vita intera a porsi domande.
Ho sentito dire
che a volte un sorriso non basta.
Ho sentito dire
che siamo tutti diversi, ma in fondo tutti uguali.
Ho sentito dire
che le persone sono capaci di amare.
Ho sentito dire
che esiste un posto in cui tutto è ciò che non è, e non è ciò che è.
Ho sentito dire
che alcune persone seguono gli amori impossibili per paura di quelli possibili.
Ho sentito dire
che non è giusto giudicare al vita degli altri, perchè alla fine non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.
Ho sentito dire
che ammazzare il tempo è sbagliato.
Ho sentito dire
che un giorno questo mondo diventerà migliore.
Ho sentito dire
che nella vita nessuno dovrebbe raggiungere lo scopo finale per cui egli stesso vive,
perchè in natura raggiungere la fine di un qualcosa equivale a morire.
Allora, forse, nessuno di noi dovrebbe riuscire ad avverare i propri desideri.
Ho sentito dire
che le persone preferiscono essere spettatrici della loro vita, senza mai mettersi in gioco veramente.
Ho sentito dire
che la vita è una sfida, e che se perdi, se durante il viaggio cresci, ne esci comunque vincitore.
Ho sentito dire
che non bisogna mai tornare sui propri passi.
Ho sentito dire
che quando le persone si sentono sole, non sanno se conviene di più parlarne, o fare finta che tutto vada bene.
Ho sentito dire
che la vera amicizia è quella che sa dosare il rumore della propria presenza.
Ho sentito dire
che questi umani, per amore, sarebbero disposti a qualunque cosa.
Ho sentito dire
che chi tace fa più rumore di chi parla.
Ho sentito dire
che a volte una lacrima vale molto di più di ciò per cui si sta piangendo.
Ho sentito dire
che le persone vedono quello che vogliono vedere.
Ho sentito dire
che i più intrepidi non vogliono avere paura della realtà, ma riderle in faccia.
Ho sentito dire
che un oggetto, un semplice oggetto, può racchiudere il ricordo di tantissimi momenti importanti.
Ho sentito dire
che le persone possono anche non accorgersi che stanno vivendo.
Ho sentito dire
che è banale essere scontenti di noi stessi, perchè nessuno stabilisce ciò che è bello da ciò che è brutto.
Nessuno ha ancora stabilito o riconosciuto i confini di ciò che è buono e ciò che è male.
Ho sentito dire
che chi non rischia di sembrare stupido non è innamorato.
Ho sentito dire
che di speranza ci si può anche morire.
Ho sentito dire
che se bisogna cogliere l'attimo, io ne ho sprecati un macello.
Ho sentito dire
che la persona sbagliata, è in realtà quella giusta.
Ho sentito dire
che ci sono persone che credono nei legami fra la gente.
Ho sentito dire
che anche i fiori piangono.
Ho sentito dire
che la tristezza è facile perchè è una resa.
Ho sentito dire
che per alcune persone, una coppia, è già una folla.
Ho sentito dire
che le regole della prospettiva non valgono in amore, anche se è istintivo pensare che più avanti si va,
più vedremo piccolo quello che ci stiamo lasciando dietro.
Ho sentito dire
che le persone che conosciamo sono nuove solo il primo giorno.
Ho sentito dire
che in questo mondo ci sono persone che non vogliono essere aiutate.
Ho sentito dire
che è assurdo essere vivi a metà, quando sai benissimo dov'è finita l'altra metà della tua vita. April 09 Platone.Vi siete mai domandati se ognuno di noi ha un'anima gemella? Ebbene...dopo numerose conversazioni avute in questi giorni a proposito di questi dibattiti ho trovato interessante un mito di Platone, che pone l'uomo come una mela divisa in due. La storia è la seguente:
Questi ermafroditi erano molto compatti a vedersi, e il dorso e i fianchi formavano un insieme molto arrotondato. Avevano quattro mani, quattro gambe, due volti su un collo perfettamente rotondo, ai due lati dell’unica testa. Avevano quattro orecchie, due organi per la generazione, e il resto come potete immaginare. Si muovevano camminando in posizione eretta, come noi, nel senso che volevano.
E quando si mettevano a correre, facevano un po’ come gli acrobati che gettano in aria le gambe e fan le capriole: avendo otto arti su cui far leva, avanzavano rapidamente facendo la ruota. La ragione per cui c’erano tre generi è questa, che il maschio aveva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e il genere che aveva i caratteri d’entrambi dalla Luna, visto che la Luna ha i caratteri sia del Sole che della Terra. La loro forma e il loro modo di muoversi era circolare, proprio perché somigliavano ai loro genitori. Per questo finivano con l’essere terribilmente forti e vigorosi e il loro orgoglio era immenso. Così attaccarono gli dèi e quel che narra Omero di Efialte e di Oto, riguarda gli uomini di quei tempi: tentarono di dar la scalata al cielo, per combattere gli dèi. Allora Zeus e gli altri dèi si domandarono quale partito prendere. Erano infatti in grave imbarazzo: non potevano certo ucciderli tutti e distruggerne la specie con i fulmini come avevano fatto con i Giganti, perché questo avrebbe significato perdere completamente gli onori e le offerte che venivano loro dagli uomini; ma neppure potevano tollerare oltre la loro arroganza. Dopo aver laboriosamente riflettuto, Zeus ebbe un’idea. "lo credo - disse - che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso - disse - io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande. Essi si muoveranno dritti su due gambe, ma se si mostreranno ancora arroganti e non vorranno stare tranquilli, ebbene io li taglierò ancora in due, in modo che andranno su una gamba sola, come nel gioco degli otri." Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. Quando ne aveva tagliato uno, chiedeva ad Apollo di voltargli il viso e la metà del collo dalla parte del taglio, in modo che gli uomini, avendo sempre sotto gli occhi la ferita che avevano dovuto subire, fossero più tranquilli, e gli chiedeva anche di guarire il resto. Apollo voltava allora il viso e, raccogliendo d’ogni parte la pelle verso quello che oggi chiamiamo ventre, come si fa con i cordoni delle borse, faceva un nodo al centro del ventre non lasciando che un’apertura - quella che adesso chiamiamo ombelico. Quanto alle pieghe che si formavano, il dio modellava con esattezza il petto con uno strumento simile a quello che usano i sellai per spianare le grinze del cuoio. Lasciava però qualche piega, soprattutto nella regione del ventre e dell’ombelico, come ricordo della punizione subìta. Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all’altra. Si abbracciavano, si stringevano l’un l’altra, desiderando null’altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d’inazione, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l’altra. E quando una delle due metà moriva, e l’altra sopravviveva, quest’ultima ne cercava un’altra e le si stringeva addosso - sia che incontrasse l’altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. E così la specie si stava estinguendo. Ma Zeus, mosso da pietà, ricorse a un nuovo espediente. Spostò sul davanti gli organi della generazione. Fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma con la terra, come le cicale. Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l’uomo con la donna. Il suo scopo era il seguente: nel formare la coppia, se un uomo avesse incontrato una donna, essi avrebbero avuto un bambino e la specie si sarebbe così riprodotta; ma se un maschio avesse incontrato un maschio, essi avrebbero raggiunto presto la sazietà nel loro rapporto, si sarebbero calmati e sarebbero tornati alle loro occupazioni, provvedendo così ai bisogni della loro esistenza. E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell’uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare, perché quell’unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E’ per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare. Stando così le cose, tutti quei maschi che derivano da quel composto dei sessi che abbiamo chiamato ermafrodito si innamorano delle donne, e tra loro ci sono la maggior parte degl adulteri; nello stesso modo, le donne che si innamorano dei maschi e le adultere provengono da questa specie; ma le donne che derivano dall’essere completo di sesso femminile, ebbene queste non si interessano affatto dei maschi: la loro inclinazione le porta piuttosto verso le altre donne ed è da questa specie che derivano le lesbiche. I maschi, infine, che provengono da un uomo di sesso soltanto maschile cercano i maschi. Sin da giovani, poiché sono una frazione del maschio primitivo, si innamorano degli uomini e prendono piacere a stare con loro, tra le loro braccia. Si tratta dei migliori tra i bambini e i ragazzi, perché per natura sono più virili. Alcuni dicono, certo, che sono degli spudorati, ma è falso. Non si tratta infatti per niente di mancanza di pudore: no, è i loro ardore, la loro virilità, il loro valore che li spinge a cercare i loro simili. Ed eccone una prova: una volta cresciuti, i ragazzi di questo tipo sono i soli a mostrarsi veri uomini e a occuparsi di politica. Da adulti, amano i ragazzi: il matrimonio e la paternità non li interessano affatto - è la loro natura; solo che le consuetudini li costringono a sposarsi ma, quanto a loro, sarebbero bel lieti di passare la loro vita fianco a fianco, da celibi. In una parola, l’uomo cosiffatto desidera ragazzi e li ama teneramente, perché è attratto sempre dalla specie di cui è parte. Queste persone - ma lo stesso, per la verità, possiamo dire di chiunque - quando incontrano l’altra metà di se stesse da cui sono state separate, allora sono prese da una straodinaria emozione, colpite dal sentimento di amicizia che provano, dall’affinità con l’altra persona, se ne innamoranc e non sanno più vivere senza di lei - per così dire - nemmeno un istante. E queste persone che passano la loro vita gli uni accanto agli altri non saprebbero nemmeno dirti cosa s’aspettano l’uno dall’altro. Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della loro felicità e la sola forza che li spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la loro anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuisce con immediatezza. Se, mentre sono insieme, Efesto si presentasse davanti a loro con i suoi strumenti di lavoro e chiedesse: "Che cosa volete l’uno dalI’altro?", e se, vedendoli in imbarazzo, domandasse ancora: "Il vostro desiderio non è forse di essere una sola persona, tanto quanto è possibile, in modo da non essere costretti a separarvi né di giorno né di notte? Se questo è il vostro desiderio, io posso ben unirvi e fondervi in un solo essere, in modo che da due non siate che uno solo e viviate entrambi come una persona sola. Anche dopo la vostra morte, laggiù nell’Ade, voi non sarete più due, ma uno, e la morte sarà comune. Ecco: è questo che desiderate? è questo che può rendervi felici?" A queste parole nessuno di loro - noi lo sappiamo - dirà di no e nessuno mostrerà di volere qualcos’altro. Ciascuno pensa semplicemente che il dio ha espresso ciò che da lungo tempo senza dubbio desiderava: riunirsi e fondersi con l’altra anima. Non più due, ma un’anima sola. Chi è arrivato a leggere fin qui ha tutta la mia stima. Chi mi conosce può già intuire il mio pensiero a proposito di questa storiella. Quelli con i quali ho parlato dell'esistenza o meno dell'altra parte di una persona, anche. Chi desidera delle illuminazioni può richiderle benissimo e magari lasciare un commento. Detto ciò: andate in pace. |
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